Champorcher: una storia millenaria
CENNI STORICI.
Nonostante parecchi storici abbiano ipotizzato la presenza di nuclei umani in questa zona fin dal Neolitico, nessun ritrovamento archeologico significativo è stato realizzato finora. Le prime notizie storiche certe di una comunità umana stabile a Champorcher risalgono al XIII secolo, quando Champorcher era sotto il dominio dei potenti signori di Bard. Costoro controllavano anche Hône, Bard, Donnas, Vert, Pont-Saint-Martin, parte di Arnad ed il mandamento di Châtel-Argent, nell’alta valle d’Aosta. All’inizio del XIII secolo i fratelli Guglielmo e Ugo intrapresero tra loro una guerra, durata fino al 1214, che portò, tra l’altro, all’incendio del castello di Champorcher e del borgo di Donnas. Il territorio di tutta la valle di Champorcher è stato in seguito diviso in due parti chiamate ressorts assegnate ai due fratelli. Nel 1242, a causa del rifiuto di Ugo di Bard di riconoscere la dipendenza feudale dal conte Amedeo IV, il castello e la sua metà del feudo della valle di Champorcher furono incamerati dai Savoia, che lo gestirono direttamente fino alla fine del Cinquecento. In seguito i signori di Savoia concessero questo ressort in feudo a piccoli signori locali, ufficiali dell'esercito sabaudo, funzionari di corte o ricchi commercianti nobilitati (Jean-Jacques Riccarand, Pompeo Bruiset, Jean-François Freydoz). L’altra metà restò ai discendenti di Guglielmo di Bard (divenuto, dal 1214, signore di Pont-Saint-Martin) fino al 1737, quando, a causa dell'estinzione della famiglia, passò anch’essa ai Savoia e da costoro fu infine venduta nel 1746 ai Freydoz, che possedevano già l'altro ressort. Alla fine del XVIII secolo, con l’affrancamento dei censi feudali, finalmente gli abitanti divennero proprietari delle terre che da sempre lavoravano ma cominciò per loro la dipendenza da uno stato che diventava sempre più opprimente. Nel 1799, 1801 e 1853 proprio a causa di imposizioni statali, di diverso carattere, sentite come ingiuste, da Champorcher ebbero origine le tre Insurrections des Socques, rivolte di contadini, calzati, per l’appunto di socques, cioè di zoccoli con la suola in legno e la tomaia in cuoio, che si estesero ben presto a quasi tutti comuni della bassa Valle d’Aosta.
LA STRADA REALE DI CACCIA.
Nel 1861, appena compiuta l'unità d'Italia, re Vittorio Emanuele II decise di allestire un'efficace rete di strade di caccia per raggiungere le località dove già da qualche anno trascorreva buona parte delle sue giornate estive per dedicarsi alla caccia del camoscio e dello stambecco. Tra queste c'era la splendida conca di Dondena. Il sovrano si rivolse così ai consigli comunali della valle, proponendo loro la costruzione di una strada finalmente percorribile anche da animali e carri e, a patto di poter contare anche su un adeguato sostegno della popolazione locale. I comuni di Champorcher e Pontboset offrirono al delegato del Re tutto il legname necessario per la costruzione della strada, e, rispettivamente, 1500 e 700 giornate di corvée (lavoro volontario non retribuito) degli abitanti. Il paese volle tramandare in modo indelebile la memoria della costruzione di questa monumentale opera: così tre sacerdoti - l'abbé Aimé Gorret, l’abbé Pierre Chanoux e François-Joseph Baudin, incisero nella roccia, in località Echelly, l’iscrizione che, ancor oggi, ricorda l’apertura della strada reale nel 1862:
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LE ATTIVITA' TRADIZIONALI
Le attività prevalenti furono, nel passato, l'allevamento di ovini e di pochi bovini, possibile soprattutto grazie alle ampie conche erbose, sfruttate a prato-pascolo, presenti nella testata della valle, ed una modesta agricoltura di sussistenza, con prevalente coltura della segale (unico cereale che potesse giungere a maturazione alle quote in cui si trovano i villaggi), effettuata su terrazzamenti in pietra ricavati nei ripidi versanti della montagna situati all' "adret" (esposta al sole).
Un'altra attività che ebbe una certa fortuna a Champorcher fu l'estrazione di minerali: dall'oro, fin dal basso Medio Evo, al ferro nei secoli XVII e XVIII, nelle zone del Mont Ros e di Vercoche.
DA VEDERE.
Alcuni edifici storici, civili e religiosi, meritano una visita: la chiesa parrocchiale di San Nicola (1728) con l'annesso museino d'arte sacra, la torre dei signori di Bard (successivamente diventata dei Savoia, ricostrita nel 1319-1320), le cappelle e i forni frazionali, il santuario della Madonna delle Nevi al lago Miserin, la casa Thomas, a Chardonney, antica abitazione perfettamente conservata, che racchiude in sé tutte le caratteristiche delle case di Champorcher: è anche l'attuale sede dell'ecomuseo della canapa e sarà in un futuro non lontano il museo di se stessa, con il vicino mulino ad acqua per la macinazione dei cereali.